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Ridere per stare in salute

il blog di stefano Jun 02, 2023

Nell’ormai remoto 1973, in attesa di trasferirmi per un po’ al Karolinska Institut di Stoccolma per vedere se potevo imparare qualcosa, stavo, già in Svezia, all’ospedale di Malmo presso il reparto di nefrologia.

Il primario diceva a noi ragazzi che un atteggiamento psicologicamente positivo da parte del paziente aiuta l’eventuale guarigione o, comunque, allevia i sintomi della malattia, e spesso in quel reparto si trattava di cancro dei reni.

Dunque, ridere fa bene alla salute.

È per questo che la massima istituzione italiana del farmaco ci tiene di buonumore con battute che, a Zelig, spopolerebbero. L’ultima, davvero geniale, si riferisce al più comico e, dunque, più efficace dei farmaci: il cosiddetto “vaccino” anti-Covid, e suona: “Non è il siero che causa la morte, ma i suoi effetti.”

Fino a tutto il Rinascimento, le corti ospitavano i buffoni, i fool di Shakespeare, vale a dire personaggi prezzolati dal signore di turno che, acuti e salaci com’erano, pungevano i loro stessi padroni che, magari obtorto collo, ridevano delle battute. Le assurdità apparenti facevano parte del repertorio, e non di rado erano la scintilla che stuzzicava e accendeva la mente di chi era capace di capire.

La battuta sul “vaccino” non è diversa. Di fatto, seguendo la comicità dell’assunto, non è per niente quella brodazza inconoscibile per decreto ad uccidere. Provate a prendere una fialetta e a portarvela bella sigillata a tavola, a letto, in viaggio, al cinema, al lavoro… Vedrete che non c’è nulla di più innocuo. È chiaro che, se ve la iniettate… Insomma, per capirci, non è la pallottola in quanto pallottola ad ammazzarvi: è il buco che vi fa eventualmente nel cuore (o - detto a beneficio dell’Ordine dei medici - altro organo vitale) se viene espulsa adeguatamente da un’arma idonea. In definitiva, voi morite non per la pallottola ma per il buco, e provate a contraddire il concetto, se ne siete capaci.

Modena, la città vicino alla quale abito, e i suoi dintorni hanno ospitato in varie giornate il Festival della Comicità. Per inciso, e con divertente autoironia, tra gli sponsor importanti figurava la maggiore agenzia di pompe funebri cittadina, l’impresa nei cui splendidi locali, elegante rampa di lancio verso l’eternità, ebbe già ad esibirsi la signora Beatrice Lorenzin in campagna elettorale. Forse l’idea del Festival nacque allora, magari sull’onda dei virus striscianti e saltellanti partoriti dalla vis comica della statista, e suo cavallo di battaglia insieme ad altre fulminanti battute.

Peccato che il parzialmente funereo Festival della risata sia terminato, perché un “virologo” scelto fra quelli di regime (io avrei qualche proposta) avrebbe potuto vincere a mani basse la competizione recitando un monologo di stampo televisivo con il fuoco d’artificio finale del siero assolto per non aver commesso il fatto. Ottimi secondi sarebbero i gestori dell’alluvione emiliano-romagnola, con il loro spiritosissimo canovaccio parodistico in tema di batteriologia. Il solo a non apprezzare è il Clostridium tetani, un bacillo privo di senso dell’umorismo: “Che diavolo c’entro io?” si domanda, ignaro dei progressi della scienzah.

Noi, intanto, ridiamo e staremo sani.

Bibliografia: https://www.laverita.info/iss-istat-impossibile-sapere-2660723784.html  

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