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Le rane svizzere per prime

il blog di stefano Nov 29, 2021

Se qualcuno covava qualche illusione, ora non può non accorgersi che ha sbattuto il naso contro il muro.

Gli “ottimisti della ragione” si stanno impegnando per cancellare le follie del green pass, delle “vaccinazioni” obbligatorie e di tutto quanto ha a che fare con la nuova dittatura: quel regime planetario i cui semi sono stati piantati da lungo tempo e di cui, io per primo, non ci eravamo accorti.

Quando, ormai non pochi anni fa, un pediatra m’illustrò la teoria della cosiddetta immunità di gregge, con imperdonabile ingenuità io ne risi, rispondendogli che solo un deficiente potrebbe credere a un’idiozia così palesemente aberrante. Il risultato fu che non solo ci fu chi vi prestò fede, ma quella è diventata il pilastro “scientifico” di cui oggi quasi nessuno dubita e su cui si fonda la nuova “legalità”. Oggi “costituzionalisti” e “magistrati” fanno a gara a compiere evoluzioni acrobatiche per “dimostrare” la “costituzionalità” di atti sui quali la mia antica professoressa di filosofia di liceo avrebbe arricciato il naso. Questo per non dire delle reazioni che i miei professori universitari di mezzo secolo fa avrebbero avuto ascoltando i “virologi” che imperversano quotidianamente a plotoni affiancati attraverso la scatola televisiva delle meraviglie.

Da allora, dalla prima semina, la bollitura della rana di Chomsky ha seguito tutto il percorso, e oggi il povero anfibio è pronto per essere servito in tavola, con la beffarda aggravante di esserlo non solo consenziente ma a sue spese. Chi pensava che questo fosse il fondo, consideri ciò che si sta facendo sui bambini.

Qualcuno, però, è sfuggito chissà come alla pentola e ritiene che sia ancora possibile usare gli strumenti garantiti da quella che un tempo si chiamava democrazia, l’esercizio del referendum in primis. Molto in breve, queste persone sono convinte che esista una maggioranza di rane contrarie alla bollitura, e pronte a dichiararlo su una scheda da infilare in un’urna.

Per quanto mi riguarda, ne ho viste troppe nel corso della mia vita, ormai eccessivamente lunga, per non rendermi conto immediatamente che la rana gode del tepore dell’acqua e, piano piano, si abitua alla temperatura crescente, fino a che questa non diventa incompatibile con la sua vita, trasformandosi in cibo appetitoso per chi, con pazienza e abilità, ha allestito la cottura.

I nostri vicini di casa, gli svizzeri, che di referendum ne fanno a raffica, hanno democraticamente messo ai voti la loro bollitura e, come era ampiamente prevedibile, l’hanno entusiasticamente sottoscritta, con ticinesi e grigioni in prima fila, vale a dire coloro che, se non altro per motivi di lingua, sono influenzati da tutto quanto avviene in quello stabulario interessantissimo che è l’Italia.

Senza sorpresa, la schiavitù più umiliante è passata a democratica maggioranza, con questo “legalizzando” una situazione non solo illegittima (legittimità e legalità sono concetti diversi) ma mortificante per la dignità dell’uomo. Ancora senza sorpresa, questo “luminoso esempio” sarà sfruttato a dovere da chi sta procedendo alla conquista del Pianeta, osannato dalle proprie vittime.

Che questo sia d’insegnamento a chi invoca il referendum.

La soluzione? La più ovvia è la “vigile attesa”, per usare un’espressione cara a qualcuno su cui, per educazione, non appongo aggettivi. Si aspetta che la dissennatezza di marciare contro le leggi della Natura sia arrivata alla meta, con questo autodecretando il proprio inevitabile fallimento. La più dignitosa è quella di riprendersi le chiavi di casa, rimandando a casa tutti i cosiddetti politici (sia chiaro: tutti), pretendendo che la magistratura faccia ciò che esiste per fare, e abolendo tutti gli ordini professionali. Nelle more, il bollettino di guerra continuerà a scrivere molte pagine ogni giorno.

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