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Il mistero dell'uomo mascherato

il blog di stefano Apr 14, 2022

Sono confuso.

Ormai ho accettato l’idea di aver sprecato decenni, lasciandomi illudere da letture diaboliche e da cattivi maestri. La scienza non è quella che mi si era fatto credere, e la medicina, che della scienza è debitrice, è quella decisa in salotti che mi sono ignoti.

Il mio desiderio resta quello di comportarmi da bravo cittadino, il che prevede inevitabilmente l’osservanza delle leggi. Ed è qui che la mia confusione pareggia quella di chi credeva di aver seguito le regole della scienza.

Un paio di settimane fa, si decise che le mascherine non sono più richieste in luoghi aperti, e dell’uso che se ne fece e che se ne continua a fare non intendo occuparmi dal punto di vista che un tempo mi apparteneva. Sul problema, a suo tempo, ci scrissi un libro, ma mi rendo conto che ciò che pubblicavo si rifaceva solo alla scienza e a risultati di ricerca. Quindi, un libro non solo inutile, ma fuorviante.

Ora, da cittadino, leggo il dispositivo dell'art. 85 TULPS, che recita testualmente “È vietato comparire mascherato in luogo pubblico. Il contravventore è punito con Ia sanzione amministrativa da euro 10 (lire 20.000) a euro 103 (200.000). È vietato l'uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l'osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall'autorità locale di pubblica sicurezza con apposito manifesto. Il contravventore e chi, invitato, non si toglie la maschera, è punito con la sanzione amministrativa da euro 10 (lire 20.000) a euro 103 (200.000).”

Da quanto riesco a capire, uscire mascherati o entrare in luoghi pubblici in quelle condizioni è espressamente vietato dalla legge e, sia pure in modo a dir poco mite, è sanzionato. Mai ho visto i manifesti citati dall’art. 85. Dunque, chi indossa la mascherina commette un reato.

Così, per far luce sull’arcano, ho interrogato un’amica avvocatessa, la cui spiegazione è stata: “E’ diventata consuetudine.”

A questo punto, mi è impossibile non pensare che si parcheggia in divieto di sosta, non si pagano le tasse, si prende a ceffoni il/la coniuge... il tutto da tempo immemorabile. Eppure, a nessuno viene in mente di attribuire una patente di liceità a “consuetudini” di gran lunga più vetuste del mascherarsi.

Con tutta la modestia di cui sono capace, sono certo di sbagliare: la legge è ciò che piace al principe, così come da brocardo del giurista della Roma antica Domizio Ulpiano “quod principi placuit legis habuit vigorem” (tradotto: ciò che è gradito al principe abbia forza di legge.)

E, allora, continueremo a godere dello spettacolo di delinquenti (etimologicamente dal latino delinquÄ•re, cioè tralasciare) non solo impegnati ad infrangere la legge scritta e mai abrogata, ma applauditi dal mondo che conta.

Ora il problema è: se io non delinquo, commetto un reato?

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